La nostra missione

Blur nasce da un'idea semplice: le app di incontri hanno reso la prima impressione una questione di fotografia, e questo lascia fuori quasi tutto ciò che conta di una persona.

Il problema che vogliamo affrontare

Su quasi tutte le piattaforme la decisione avviene in meno di un secondo, guardando un volto. Chi non rientra in un canone fotografico viene scartato prima di poter dire una parola, e chi ci rientra riceve attenzioni che non dicono nulla sulla compatibilità.

Il risultato lo conoscono tutti: conversazioni che non iniziano, o che iniziano e non hanno niente da dirsi.

Come proviamo a cambiarlo

Le fotografie restano sfocate finché la conversazione non le rende nitide. Non è un espediente: la sfocatura viene applicata sul nostro server e l'immagine che arriva agli altri non contiene più i pixel del tuo volto, quindi la scelta di mostrarti resta davvero tua.

Quello che si vede subito, invece, è come scrivi, cosa ti fa ridere, la tua voce in una nota vocale, le cose che ti interessano. In quest'ordine.

I punti di rivelazione si accumulano scrivendosi: più la conversazione va avanti, più le foto si aprono. La nitidezza è una conseguenza dell'aver parlato, non il punto di partenza.

Cosa non vogliamo fare

Non vendiamo dati e non mostriamo pubblicità: non ci interessa costruire un profilo commerciale di chi sei.

Non usiamo meccanismi pensati per tenerti incollato all'app. Se una conversazione ti porta fuori da Blur, ha funzionato.

Non promettiamo di farti trovare qualcuno. Promettiamo che verrai conosciuto per come sei prima che per come appari.